Fuochi a riva

05.04.2020

Una sera d'agosto, un traghetto poco affollato consumato dalla salsedine ed io. Nemico di tanti. Amante di una donna, che dona tutto di se e ha tutto me. Io, qui, a tornare, per lei, per noi, per un mondo che mi è sempre stato detestabile e che solo lei rende gioioso. 

Ed infine lei, corpo e anima viva, vivi di bellezza che sbaraglia l'aberrazione di mondi insensati. Lei, vita e ossessione, sangue, arti che avvolgono e restano dentro. Lei, senza la quale il mondo sarebbe un cimitero.La terra si avvicina, sembra che sia lei a navigare sull'acqua e ne sono attratto come un bambino. L'indomani di un sogno. Una vita fa.

Insegno. O meglio, educo a sapere, ad allargare la coscienza. Una noia mortale. Abbiamo un paio d'ore alla settimana e si parla di Shakespeare. I ragazzi sono tutti seduti, tutti immobili e mi fissano. Ascoltano le storie di un elisabettiano diventato troppo famoso. E vedo i loro occhi variamente distribuiti sui loro volti. Vedo gli occhi di un verde aperto al sole. E vedo le sue mani, la destra con la penna, la sinistra sul foglio. E i suoi capelli. Le sopracciglia la fronte il collo i suoi sdenti nascosti dalle labbra schiuse. Ignora tutto. Io ignoro tutto. Non sappiamo niente, non vogliamo niente.

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Giuseppe Paolo Carbone - Filosofo.
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