Fuochi a riva
Una sera d'agosto, un traghetto poco affollato consumato dalla salsedine ed io. Nemico di tanti. Amante di una donna, che dona tutto di se e ha tutto me. Io, qui, a tornare, per lei, per noi, per un mondo che mi è sempre stato detestabile e che solo lei rende gioioso.
Ed infine lei, corpo e anima viva, vivi di bellezza che sbaraglia l'aberrazione di mondi insensati. Lei, vita e ossessione, sangue, arti che avvolgono e restano dentro. Lei, senza la quale il mondo sarebbe un cimitero.La terra si avvicina, sembra che sia lei a navigare sull'acqua e ne sono attratto come un bambino. L'indomani di un sogno. Una vita fa.
Insegno. O meglio, educo a sapere, ad allargare la coscienza. Una noia mortale. Abbiamo un paio d'ore alla settimana e si parla di Shakespeare. I ragazzi sono tutti seduti, tutti immobili e mi fissano. Ascoltano le storie di un elisabettiano diventato troppo famoso. E vedo i loro occhi variamente distribuiti sui loro volti. Vedo gli occhi di un verde aperto al sole. E vedo le sue mani, la destra con la penna, la sinistra sul foglio. E i suoi capelli. Le sopracciglia la fronte il collo i suoi sdenti nascosti dalle labbra schiuse. Ignora tutto. Io ignoro tutto. Non sappiamo niente, non vogliamo niente.
